Recensione di Renzo Stefanel apparsa su 

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pubblicata il 23 febbraio 2017

Michele Bovi.

Note Segrete. Eroi, spie e banditi della musica italiana. 

Mafia, servizi segreti, brevetti militari: chi l’avrebbe mai detto c’entrassero qualcosa con la musica? Per la verità, di qualcosetta si sapeva: tipo l’amicizia di Frank Sinatra con diversi esponenti di Cosa Nostra. E difatti, visto che di Frank Sinatra si sapeva già, in questo bel saggio di Michele Bovi vi si accenna solo. Non è un peccato, visto che di sostanza ce n’è davvero tanta, tratta dalle diverse trasmissioni tv che l’autore ha curato per la Rai negli anni, specie da “Segreti Pop”.

L’inizio è dedicato alla Mafia, che ha messo le mani sulla musica più volte, partendo dal tentativo di estorsione praticato ai danni di Enrico Caruso nel 1903, passando per il patrocinio esercitato su cantanti e musicisti italiani in tour negli Usa, che partiva spesso da ammirazione per gli artisti, ma che poteva trasformarsi in un abbraccio mortale, come accaduto a Rossano, cantante melodico calabrese che probabilmente si è lasciato coinvolgere nel traffico di droga, pagando qualche sgarro con la vita. Tante le storie sbalorditive. Per citarne qualcuna: il festival nel New Jersey a supporto di due diversi politici appoggiati da due famiglie rivali; il tentativo della Mafia di mettere le mani, professionalmente parlando, sui Rokes, finito per lo scioglimento della band; l’incredibile epopea di Joe Adonis, efferato criminale e al contempo appassionato manager e discografico, che, confinato in Italia, lavorò con Dori Ghezzi e cercò di lanciare Mina negli States; il coinvolgimento di Tony Renis, che cercava di avere una parte in “Il padrino” di Francis Ford Coppola. 

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