Recensione apparsa su

 

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pubblicata il 15 febbraio 2017

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Recensione di Gabriele Della Rovere apparsa su

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pubblicata il 9 febbraio 2017

Storie segrete di ‘Sanremo’ e dintorni

E poi dietro note e lustrini, come dietro bifore e incensi e tanto altro di apparentemente innocente… Il nostro racconto ‘paramusicale’ è partito da ‘Tenco’, ‘Sanremo’ e il Paese delle PPK’ (7 febbraio 2017), facendo seguito a ‘Chaouqui, ‘Pietro’, PPK e ‘Servizi’ (6 febbraio 2017). A illustrare ne ‘il Contrappunto’ de LINDRO come vicende torbide, misteriose, di strani ‘servizi’ (e Servizi Segreti, in senso proprio) si intreccino alle attività presuntivamente più trasparenti. Dalla Chiesa Cattolica alla musicaa tutto il resto. Ora, mentre il Sessantasettesimo(mica poco) Festival di Sanremo prosegue per la sua strada ulteriori informazioni vengono fornite da un utile libro di Michele Bovi dal significativo titolo ‘Note segrete’, e racconta ‘eroi, spie e banditi della musica italiana’. Per ’Graphofeel  Edizioni’, 2017. Godibile in sé, ed anche pieno di notizie a futura memoria. Ché tutto può tornare utile, non si sa mai nella vita (e qualche volta anche si sa).

A partire dal fatto che lo stesso ‘Piper’, il mitico locale di Via Tagliamento a Romainaugurato il 17 febbraio 1965, 52 anni fa, uno dei luoghi storici dell’Italia del boom economico e riferimento dell’immaginario collettivo per la musica ‘giovane’, era anche un crocevia di spie. Così come ogni locale notturno dal dopoguerra, ritrovo di temibili banditi e assieme palestra di eroici, straordinari artisti, da Renato Carosone a Lucio Battisti. Anche se poi alla fin fine l’apparentemente esotico termine ‘piper’ sta per ‘suonatore di cornamusa’, se irlandese o scozzese, o più semplicemente ‘di zampogna’ se nostrano. Insomma uno zampognaro molisano (più che altro). In quei locali incredibilmente addobbati con due Andy Warhol e ancora Rotella, Schifano, Rauchemberg, Manzoni, tutti (apparentemente) andati dispersi, passava di tutto. Di più. E non sempre di raccomandabile.

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Recensione apparsa su

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pubblicata l'8 febbraio 2017

Introduzione al libro “Note segrete” di Michele Bovi 

 

“Già negli anni Cinquanta non c’era night-club senza informatori della polizia” – racconta Jack La Cayenne, all’anagrafe di Giussano Alberto Longoni, che ha conosciuto da fantasista superstar i locali notturni in ogni angolo del mondo. “Comprensibile, visto che è di notte che la malavita si incontra e si organizza concedendosi abituali momenti di ricreazione musicale”.

“Nel 1974 al Parco Lambro di Milano per il Festival del proletariato giovanile attorno alla Premiata Forneria Marconi, agli Area e a noi che ci chiamavamo Il Volo” – ricorda il maestro Vince Tempera – “c’erano più osservatori delle forze dell’ordine che appassionati di rock progressivo. Un’attenzione giustificata dai fermenti politici, culturali e generazionali, dai timori per il diffondersi dell’uso delle droghe, dal fenomeno crescente del terrorismo”.

Gli ambienti della musica e, inevitabilmente, gli stessi artisti che ne rappresentano i principali animatori sono dunque sempre stati oggetto di sorveglianza. Letteratura e cinematografia ci hanno resi avvezzi a considerare i proprietari di night-club come referenti della polizia, soprattutto perché le licenze degli esercizi dipendono dalle autorizzazioni delle questure.

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